██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Sulcis
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il mweqSulcis (mwegin sardo mwewMeurreddìa o mwfaSurci) è un territorio della mwfqSardegna che si estende nella porzione sudoccidentale dell'isola, parte integrante della regione storico-geografica del mwfgSulcis-Iglesiente.
Contents
• Coronimo
• Geologia
• Storia
• Fiumi
• Economia
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Coronimo
Prende il nome dall'antica città di mwggSulki o Sulci, oggi mwgwSant'Antioco.
Tracce dell'utilizzo del nome Sulcis come denominazione della regione si riscontrano nel mwhqMedioevo, quando la zona sud occidentale del mwhgGiudicato di Cagliari costituiva la mwhwCuratoria del Sulcis, a cui appartenevano i territori ricompresi a sud della valle del mwiaCixerri e dell'omonima curatoriacite-ref-1[1]cite-ref-2[2].
Delimitazione
La delimitazione del Sulcis non è ben definita in quanto si tende talvolta ad estenderla in senso lato comprendendo anche parte del territorio dell'mwkwIglesiente oppure anche i territori di mwlaPula, mwlqVilla San Pietro e mwlgSarroch, la cui collocazione geografica è incerta e controversa.
Il Sulcis propriamente detto corrisponde al versante sudoccidentale dei mwmaMonti del Sulcis e alla mwmqpiana sottostante fino alla costa sudoccidentale che si affaccia sul mwmgCanale di Sardegna, da capo Altano, o capo Giordano, fino al mwnaGolfo di Palmas e da qui continua verso il mwnqCapo Teuladacite-ref-deagostini-3-0[3]. Fa parte del territorio sulcitano anche l'mwogarcipelago del Sulcis,cite-ref-4[4] con le isole di mwpwSan Pietro e di mwqaSant'Antioco.
Più incerta è la collocazione di mwqgPula, mwqwVilla San Pietro e mwraSarroch, che fanno parte della mwrqcittà metropolitana di Cagliari e sono situati ai piedi del versante sudorientale dei monti del Sulcis, nella parte esterna del territorio sulcitano, tra mwrgCapo Spartivento e la costa del mwrwGolfo degli Angeli. L'entroterra montano di questi comuni, ricoperto dalla mwsaforesta di Is Cannoneris, ha infatti un'affinità e un'omogeneità ambientale con il Sulcis. Tuttavia questi centri abitati, collegati con il Sulcis tramite la mwsqstrada statale 195 Sulcitana, situata tra il mare e le pendici dei monti di mwsgSantadi, mwswTeulada e mwtaDomus de Maria, giacciono su una piana costiera geograficamente isolata e distinta dal territorio sulcitano e che ha invece una naturale continuità con la piana di mwtqCapoterra, a tutti gli effetti considerata parte del mwtgCampidano di Cagliari.
Geografia fisica
La conoscenza dell'ambiente fisico del Sulcis è fondamentale per inquadrare il contesto storico e ambientale che è all'origine della colonizzazione dispersa del suo territorio. Pur presentando caratteristiche ricorrenti in molte subregioni della mwxaSardegna, il Sulcis mostra una sostanziale peculiarità quando si prendono in considerazione, nel complesso, la geografia, la geologia, il clima, la vegetazione.
Geografia e geomorfologia
Dal punto di vista geografico e geomorfologico, il Sulcis ha una forte caratterizzazione in quanto quasi completamente delimitato dal mare e dall'omonimo mwzqmassiccio montuoso, che lo isolano dal resto della regione. L'unica via naturale di collegamento è dislocata nella parte orientale del confine settentrionale: il confine è definito fisicamente da uno spartiacque di media altitudine, ma dalla morfologia aspra, che separa il Sulcis dall'mwzgIglesiente ed è interrotto da una stretta fascia di depositi alluvionali che collega il territorio di mwzwCarbonia a quello di mwaaVillamassargia.
A ovest, la morfologia del territorio è caratterizzata da piane alluvionali del mwagPleistocene che si estendono lungo tutta la fascia costiera, da mwawPorto Pino (mwbaSant'Anna Arresi) fino a mwbqCarbonia e mwbgPortoscuso, e si alternano a dolci rilievi collinari. Questo sistema di pianure costiere si inoltra a est, nei territori di mwbwTratalias, mwcaGiba e mwcqSantadi, e a nordest, nei territori di mwcgPerdaxius e mwcwNarcao, alternandosi con rilievi collinari di bassa o media altitudine, più o meno impervi, e con i depositi alluvionali della Formazione del Cixerri (mwdqOligocene). A nord e a est, la morfologia è definita dai rilievi del basamento mwdgpaleozoico, che trasformano bruscamente il paesaggio da pianeggiante-collinare a impervio e montuoso.
Del Sulcis fanno geograficamente parte le due isole di mweaSan Pietro e di mweqSant'Antioco, quest'ultima unita alla terraferma fin dall'antichità per mezzo di un mwegistmo artificiale.
Di particolare importanza è il sistema di stagni costieri che si estende lungo tutta la costa del mwfaGolfo di Palmas, che per secoli ha contribuito a rendere malsane e poco ospitali le pianure costiere del Sulcis.
Geologia
La geologia del Sulcis è complessa ed eterogeneacite-ref-carmignani-5-0[5], in quanto derivata dalla sovrapposizione di eventi succeduti nell'arco di oltre 500 milioni di anni. Il componente fondamentale della geologia sulcitana è rappresentato dal basamento paleozoico, che costituisce la maggior parte dell'omonimo massiccio montuoso. Questo basamento si estende, in un complesso e alternato sistema di affioramenti, dal territorio a est di Carbonia e a nord di Narcao fino alla costa meridionale, in territorio di mwjwTeulada, formando un arco che delimita completamente a nord e a est l'intera subregione. L'origine litologica del basamento è in parte mwkasedimentaria e mwkqmetamorfica e in parte mwkgmagmatica. Agli inizi del Paleozoico la successione di fasi di mwkwtrasgressione marina e di continentalità ha determinato il deposito di sedimenti da cui si sono originate tre formazioni stratigrafiche (Formazione di Nebida e Formazione di Gonnesa nel mwlgCambriano inferiore, Formazione di Cabitza tra il Cambriano superiore e l'mwmaOrdoviciano inferiore). Questi sedimenti hanno successivamente subito metamorfismi di carico e di contatto nel corso dell'mwmqorogenesi ercinica (mwmgCarbonifero). A questi eventi si è sommata l'intrusione tardo-ercinica del mwmwplutone che ha originato il mwnabatolite sardo-corso.
Delle quattro formazioni geologiche, quelle prevalenti nella subregione sono la formazione di Gonnesa e di Nebida, i cui affioramenti si alternano da nordovest a sud attraversando i territori di mwogCarbonia, mwowNarcao, mwpaNuxis, mwpqSantadi e mwpgTeulada. Consistenti affioramenti dei metacalcari della formazione di Gonnesa sono dislocati a est di Carbonia e a sud di Santadi; altri affioramenti, di minore estensione sono presenti a nord di Narcao, a est di Nuxis e, infine, a sud di Teulada. La formazione di Nebida, costituita da sedimenti di varia natura (argille, limo, calcare e sabbie) presenta differenti facies secondo la dislocazione, con prevalenza di metarenarie e metacalcari a nord e al centro e di metarenarie e filladi a sud. In generale, le rocce della formazione di Nebida presentano un marcato grado di scistosità, dovuto ad un metamorfismo di basso grado, particolarmente evidente negli affioramenti che si estendono dal territorio di Santadi fino alle coste meridionali in territorio di Teulada.
Le rocce della formazione di Cabitza sono invece maggiormente rappresentati nel settore centrale del massiccio montuoso, completamente spopolato, e nella subregione affiora solo nella parte settentrionale, a nord di Narcao e Nuxis, in un territorio aspro interessato da pochissimi insediamenti sparsi. Anche i leucograniti del basamento tardo ercinico sono diffusi principalmente all'interno del massiccio montuoso e nel settore orientale. Nella subregione si alternano alla formazione di Cabitza e si estendono in tre aree. Due di queste, dislocate a est del territorio di Santadi (Foresta di Pantaleo) e nella parte orientale del territorio di Teulada, al confine con quello di mwqqDomus de Maria, sono quasi completamente spopolate a causa della morfologia aspra. La terza è dislocata a ovest di Teulada e separa le valli del territorio teuladino dalla pianura costiera del Golfo di Palmas. Le formazioni granitiche di quest'area determinano una morfologia meno aspra e sono interessate da un maggior numero di insediamenti rispetto a quelle prettamente montane del settore orientale.
Fatta eccezione per alcune formazioni sedimentarie calcaree del mwuaMesozoico, dislocate fra mwuqPorto Pino e mwugPorto Botte e nell'isola di Sant'Antioco, la maggior parte della geologia del Sulcis occidentale e delle isole sulcitane si è originata nel mwuwCenozoico, nel corso del vulcanismo mwvaoligo-mwvqmiocenico. Si tratta di un complesso ed eterogeneo mosaico di rocce vulcaniche originate da mwvglave di varia natura (mwvwriolite, mwwariodacite, mwwqignimbrite, mwwgandesite, spesso genericamente e impropriamente chiamate "trachiti") e da depositi piroclastici. Queste formazioni sono estese nel settore settentrionale, a ovest di Carbonia, in quello centrale, fra Carbonia, Narcao, Giba e mwwwVillarios, e, infine, in gran parte delle isole sulcitane.
Clima e vegetazione
Il clima, mwxgmediterraneo, è suddivisibile in tre zone climatiche: zona montuosa, zona interna pianeggiante e collinare e zona costiera. Nella zona montuosa il clima è più secco e fresco sia in estate che in inverno. Nei mesi invernali più freddi non sono rare gelate e nevicate nelle cime tra Santadi, Nuxis e Teulada. Nella zona interna caratterizzata dall'alternanza di pianure e basse colline il clima è caldo e secco con estati frequentemente torride e inverni miti, quasi mai eccessivamente rigidi. Le zone costiere sono più umide e fresche per via della vicinanza del mare e dei forti venti di maestrale provenienti da nord ovest che sferzano la costa sud occidentale dell'isola per gran parte dell'anno, plasmandone la natura e il paesaggio. La piovosità si concentra nella stagione invernale e la siccità è piuttosto prolungata. In buona parte del territorio la piovosità è inferiore ai 500mwxw mm annui, ma all'interno delle montagne del Sulcis si aggira sui 1000mwya mm annui. La distribuzione stagionale delle piogge alimenta corsi d'acqua a regime torrentizio, completamente asciutti dalla tarda primavera fino all'autunno ma impetuosi e di portata consistente nei mesi di massima intensità piovosa.
La vegetazione naturale nelle zone prossime alla costa è rappresentata da residui più o meno degradati della mwygmacchia mediterranea termoxerofila (mwywgarighe costiere, macchia a ginepro, mwzaoleo-ceratonion), alternati in modo variegato a boschi di pino marino, olivastro selvatico, quercete, pascoli e seminativi e agli insediamenti urbani e industriali. All'interno, il paesaggio eterogeneo lascia il posto ad una fitta formazione boschiva in evoluzione, che si estende quasi ininterrottamente dalle foreste di Pantaleo (mwzgSantadi) e mwzwIs Cannoneris (mw0aDomus de Maria) a quelle di mw0qGutturu Mannu e della mw0griserva di Monte Arcosu (mw0wUta, mw1aSiliqua, mw1qAssemini). Questa formazione, che nel suo genere è la più vasta d'Europa, è il residuo di una lecceta primaria abbattuta fra il XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, sostituita da una macchia-foresta a leccio, in evoluzione, alternata a sugherete nelle stazioni più piovose.
Nel complesso, l'ambiente naturale si differenzia in due mw1wbiotopi fondamentali: uno di pianura e di bassa collina e uno più impervio, tipicamente montano. Il primo ha offerto, storicamente, le condizioni per lo sviluppo di una società rurale stanziale, basata sull'agricoltura e sull'allevamento degli ovini, il secondo, per le condizioni più difficili, ha consentito lo sviluppo di una società rurale non stanziale, basata soprattutto sull'allevamento dei caprini e dei bovini rustici e, marginalmente, sullo sfruttamento delle risorse forestali (mw2alegno, mw2qsughero, mw2gcarbone vegetale).
Storia
Preistoria
Le tracce più antiche di frequentazione umana nel Sulcis risalgono al mw5wMesolitico (sito di mw6aSu Carroppu di mw6qSirricite-ref-6[6]) ma è a partire dal mw7gNeolitico antico (mw7wVI millennio a.C.) che si ha il vero e proprio popolamento del territorio. Nei due millenni successivi si susseguirono nel Sulcis le stesse culture preistoriche che caratterizzavano anche il resto della Sardegna come la mw8acultura di Bonu Ighinu e la mw8qcultura di Ozieri. A partire dalla seconda metà del mw8gIV millennio a.C. i sepolcri assunsero l'aspetto di mw8wmw9adomus de janas, strutture mw9qipogeiche (talvolta riuniti in vaste mw9gnecropoli come nel caso di mw9wMontessu) ottenute scavando la roccia, si diffuse inoltre il fenomeno del mw-amegalitismo, numerosi sono infatti i mw-qmenhir disseminati nel territorio.
Nell'mw-wEneolitico, con la diffusione della mw-ametallurgia, nuove genti si spinsero sull'isola dall'mw-qEuropa continentale. A questo periodo risalgono le culture di mw-gMonte Claro e del mw-wVaso campaniforme che nel Sulcis ebbero ampia diffusione. Nei primi secoli del mwaqaII millennio a.C. in Sardegna si sviluppò la mwaqecultura di Bonnanaro, legata alla precedente cultura del vaso a campana a cui si aggiunsero influenze mwaqipoladiane; il Sulcis è uno dei territori sardi in cui questa cultura si trova con maggiore intensitàcite-ref-7[7].
Nella media mwaq4età del bronzo anche nel Sulcis era diffusa la mwaq8civiltà nuragica con la conseguente costruzione di decine di mwaranuraghi (molti dei quali complessi come il mwarenuraghe Sirai, il mwarinuraghe Meurra o il mwarmnuraghe mwarqArresi), villaggi, mwarupozzi sacri e mwarytombe dei giganti. Notevole la presenza di nuraghi e villaggi costieri nell'mwarcisola di Sant'Antioco, come il mwargnuraghe S'Ega Marteddu, situato a ridosso della spiaggia di Maladroxia, il mwarknuraghe Sa Cipudditta, situato su un promontorio a picco sul mare nella località di Su Portu de su Casu e il mwarocomplesso nuragico di Grutti 'e Acqua, composto da un nuraghe, un villaggio con urbanizzazioni, impianti idraulici, templi a pozzo e tombe dei giganti. Il sito si estende sino alla scogliera e alla spiaggia di Portu Sciusciau, dove probabilmente era presente un porto nuragico.
Storia antica
Nella prima metà del mwasiI millennio a.C. giunsero nella zona i mercanti mwasmFenici che si stabilirono nelle piccole penisole e isole lungo la costa, dove fondarono alcuni insediamenti come nel caso di mwasqSulki, mwasuBithia e mwasyInosim, ma anche nell'entroterra, a mwascSirai e mwasgPani Loriga.
Di grande dimensione e pregio l'insediamento fenicio situato nell'altura di mwasoMonte Sirai, dove sono presenti tutt'oggi e in buone condizioni le rovine dell'abitato, della necropoli e del tophet. L'area archeologica è interessata anche dalle tracce dell'antecedente insediamento nuragico, che è stato in parte inglobato in quello fenicio e del quale si possono osservare nelle vicinanze alcune torri e il nuraghe Sirai.
Il porto fenicio della città di Sulki acquisì grande importanza nei traffici tra oriente e occidente divenendo uno dei centri più importanti per i commerci dell'epoca. Di grande interesse storico-archeologico la continuità tra il centro abitato nuragico e quello fenicio osservabile nell'Area archeologica del Cronicario, all'interno dell'attuale paese di mwas0Sant'Antioco. Numerose altre testimonianze della città fenicia, come il tophet, l'anfiteatro, la necropoli e le rovine dell'abitato sono visibili e visitabili ancora oggi. Tra i reperti più importanti riconducibili all'epoca fenicia si segnalano le grandi statue dei due leoni, rinvenute negli mwas4anni ottanta nella zona del tophet e oggi esposte nel mwas8museo archeologico comunale Ferruccio Barreca.
Nel mwatgVI secolo i mwatkPunici occuparono gran parte della Sardegna meridionale e occidentale, tra cui il Sulcis. Nel corso della mwatoprima guerra punica si svolse al largo dell'mwatsisola di Sant'Antioco un'importante mwatwbattaglia navale fra la flotta romana e quella cartaginese, nota come mwat0battaglia di Sulci, risoltasi con una netta vittoria da parte di mwat4Roma. Nel mwat8238 a.C., nel corso della mwauaguerra dei mercenari, all'indomani della prima guerra punica, i mwaueRomani divennero i nuovi dominatori della Sardegna sostituendosi ai cartaginesi. mwauiClaudio Tolomeo in mwaumGeografia (mwauqII secolo d.C.) cita i mwauuSolcitani, aventi come capitale Sulki, tra i popoli dell'isola.
In mwaucepoca romana Sulki o Sulci era l'unico mwaugmwaukmunicipium del territorio, mentre altri centri ragguadevoli dovevano essere Inosim, sull'mwauoisola di San Pietro, e Monte Sirai, abbandonato tra il II e il I secolo a.C. Un ulteriore agglomerato era costituito dal centro di Populum, di localizzazione incerta, mentre l'occupazione delle aree rurali sembrerebbe basata su un’organizzazione preesistente composta da piccoli insediamenti individuati nelle vicinanze dei numerosi nuraghi ed in cosiddette ville-fattorie, spesso risalenti all'epoca punica.cite-ref-8[8]
Storia medioevale e moderna
La presenza della mwavcChiesa romana nel territorio sulcitano è accertata almeno dal mwavgV secolocite-ref-diociglesias-9-0[9], rappresentata da un mwav0vescovo con sede nella città di mwav4Sulki. Con la mwav8caduta dell'Impero romano d'Occidente, la Sardegna, e così il Sulcis, passò sotto il controllo dei mwawaVandali, popolazione mwawegermanica stabilitasi nel mwawinord Africa, e poi dei mwawmBizantini. Le città costiere a causa delle frequenti incursioni dei mwawqpirati saraceni, furono gradualmente abbandonate.
Nel mwawyMedioevo il territorio, parte della mwawcdiocesi di Sulci, appartenne al mwawggiudicato di Cagliari. Dal punto di vista amministrativo, il sud-ovest della Sardegna era suddiviso in tre mwawkcuratorie: Solci, comprendente il Sulcis mwawomwawssensu stricto, Cigerro, comprendente l'mwawwIglesiente e la piana del mwaw0Cixerri, e Nora, comprendente il versante orientale del massiccio del Sulcis e le piane costiere che si affacciano sul mwaw4Golfo degli Angeli.
Anche se le vicende storiche non sono sufficientemente documentate, tra il mwaxcIX e l'mwaxgXI secolo il centro abitato di Tartalia, l'odierna mwaxkTratalias, nel cuore del Sulcis, divenne la sede mwaxode facto della mwaxsdiocesi di Solci, in seguito al trasferimento della curia dalla città costiera bersagliata dalle incursioni degli arabicite-ref-diociglesias-9-1[9]cite-ref-tratalias-10-0[10]. Le campagne del Sulcis, come in altre aree rurali della Sardegna, videro un processo di ricolonizzazione, dietro la spinta degli ordini monastici, con la presenza di alcune decine di centri abitaticite-ref-sanna1-1-11-0[11].
Dopo la scomparsa mwaykmwayomanu militari del giudicato cagliaritano nel mways1258, gran parte del Sulcis, dal rio Cixerri al rio Palmascite-ref-12[12], passò al mwazapisano mwazeGherardo della Gherardesca e ai suoi eredi che ne mantennero la signoria anche dopo l'mwaziinvasione aragonese della Sardegna del mwazm1323 (partita proprio dal Sulcis) mentre il Cixerri e il Sulcis meridionale passarono al conte mwazqUgolino della Gherardesca che promosse la nascita della città di Villa della Chiesa, l'odierna mwazuIglesias, destinata a diventare, per la sua posizione, il principale nucleo urbano del Sulcis-Iglesiente e polo dello sfruttamento minerario della regione. La nascita di un polo urbano nell'Iglesiente segnò lo spostamento del baricentro demografico a nord del Sulcis.
Estintosi il ramo gherardiano nel mwazc1355 con Gherardo il giovane, fu affidato a vari mwazgfeudatari. Il dominio aragonese segna quindi in modo particolare l'istituzione del sistema mwazkfeudale. Il territorio fu spartito in feudi nel cui possesso si sono avvicendate famiglie dell'aristocrazia catalana e spagnola nell'arco di oltre quattro secoli; la maggior parte del territorio faceva tuttavia capo ad un feudo in possesso del vescovo di Iglesias. Secondo un censimento del periodo si contavano in questa curatoria una ventina di villaggi "tassabili": Suergiu, Tului, Pardu, Tratalias, Flumentepido, Sirai, Uradili, Donisellu, Villama Nulacadu, Villaperucciu, Petrargius, Pesus, Bau de Cannas, Margani, Buistiri, Garamatta, Baromela, Barettas, Gibasturba.cite-ref-stor-13-0[13]
A partire dalla metà del mwaz8XIV secolo, a causa delle epidemie di mwaaapeste e dei continui mwaaeconflitti tra mwaaiArborea e mwaamAragonesicite-ref-stor-13-1[13], nel Sulcis iniziò un progressivo processo di spopolamento con la scomparsa pressoché totale, nel giro di un secolo, di tutti i centri abitati; inoltre, tra il mwaag1391 e il mwaak1393, mwaaoBrancaleone Doria, marito di mwaasEleonora d'Arborea, ordinò ai residui abitanti del Sulcis di trasferirsi ad mwaawIglesiascite-ref-14[14]. Lo storico mwabeGiovanni Francesco Fara nella sua opera mwabiChorographia Sardiniae del mwabm1580 descrive questa regione come "mwabq[Regio Sulcis] tota silvestris et derelicta" ossia "selvatica e abbandonata"cite-ref-tangheroni-15-0[15]. La sede della mwabkdiocesi di Sulci fu ufficialmente spostata da Tratalias, ormai disabitata, ad Iglesias nel mwabo1503 da mwabspapa Giulio IIcite-ref-stor-13-2[13].
Nel mwacoXVII secolo iniziò una lenta ripresa: fu completato il sistema difensivo di mwacstorri costiere, voluto dal governo spagnolo per arginare il pericolo portato dai mwacwcorsari barbareschi, e fu rifondato in posizione più interna rispetto alla costa il centro di mwac0Teulada. In epoca romana la popolazione era stanziata presso la costa nell'antica Tegula, in corrispondenza dell'istmo del promontorio di mwac4Capo Teulada, completamente abbandonato durante il medioevo. Fra il XIV e il XV secolo, l'insediamento fu rifondato più all'interno, nella piana di Tuerra, dove oggi sorge la chiesa campestre di Sant'Isidoro, a circa mwac81 km dalla costa. Nel XVII secolo, infine, il paese fu spostato ancora più all'interno, a circa mwada10 km dalla costa, in una posizione di particolare importanza strategica: nella definitiva collocazione, Teulada si trova in una conca completamente circondata da rilevi impervi di 3-400 metri d'altitudine, con un'unica via naturale d'accesso, rappresentata dalla stretta vallata che collega il paese alla costa, facilmente difendibile anche da un manipolo di uomini:
«Nell'anno 1628 addì 14 settembre i barbareschi sbarcati in fondo al golfo di Teulada, si avanzarono sopra il paese. Ma essendosi incontrati con gli uomini di quel paese all'uscita della valle presso s. Isidoro, o
la casa forte
che dicono, sperimentaron così forse l'ostacolo, che niente valse il numero e la ferocia contro il valore di quei pochi. Finalmente convenne che desistessero e si ritirassero, e inseguiti dovettero abbandonarsi ad una precipitosa fuga. Perivane un gran numero presso lo stagno del porto e nel mare.»
(Vittorio Angius (1841)cite-ref-16[16])
Si sviluppò inoltre il primo nucleo di mwadsPortoscuso, la cui nascita è legata alla mwadwtonnara di Su Pranu, stabilita sul finire del mwad0XVI secolo su concessione di mwad4Filippo II di Spagna; il resto del Sulcis era frequentato saltuariamente da pastori e agricoltoricite-ref-stor-13-3[13].
La ricolonizzazione del XVIII secolo
Nel mwaeyXVIII secolo, soprattutto a partire dalla seconda metàcite-ref-tangheroni-15-1[15], ormai in epoca mwaessabauda, si registra il ripopolamento del territorio, attuato principalmente da famiglie provenienti dai centri del vicino mwaewIglesiente, in particolare da mwae0Iglesias, a cui venivano concesse terre dei domini feudali per l'esercizio dell'agricoltura e della pastoriziacite-ref-sanna1-2-17-0[17]. La distanza delle concessioni dai centri di residenza, dell'ordine di decine di chilometri, era tale da richiedere la realizzazione di insediamenti stanziali o semistanziali a scopo residenziale e di presidio del territorio. Nacquero così i mwafimwafmfurriadroxius e i mwafqmwafumedaus, con connotazioni rispettivamente differenti in funzione dell'ambiente naturale e della finalità produttiva. Questa dinamica ha favorito perciò una colonizzazione con una popolazione dispersa in insediamenti sparsi di piccole dimensioni, assimilabili a piccole fattorie di modesta fattura ma fondamentalmente autonome.
I mwafcfurriadroxius, in origine, erano poco più che capanne, ma nel tempo si sono trasformati in vere e proprie abitazioni, in grado di permettere l'insediamento stabile della famiglia contadina. Il carattere stanziale di questi insediamenti è anche alla base dell'origine dei toponimi, derivati dal cognome della famiglia che otteneva la concessione (es. mwafgmwafkIs Urigus, mwafoIs Massaius ecc.). L'ampliamento dei mwafsfurriadroxius, in genere per giustapposizione, portava nel tempo alla realizzazione di veri e propri cascinali.
Contemporaneamente alla ricolonizzazione del territorio ci fu anche la diffusione dei luoghi di culto, con la riattivazione di chiese storiche dismesse o la costruzione di nuove nel territorio. Questo elemento contestuale è fondamentale nel processo di enurbazione del Sulcis, in quanto era alla base della nascita o della rifondazione dei villaggi. L'arrivo di nuove famiglie di coloni, nel tempo, sviluppò la tendenza dei mwaf0furriadroxius ad aggregarsi attorno ad un luogo di culto. L'insediamento originario, in seguito a tali ampliamenti, si trasformava in un nucleo aggregato di più unità abitative, chiamato mwaf4boddeu (insieme di furriadroxius), assimilabile ad un villaggio privo di viabilità. La maggior parte dei centri abitati del Sulcis, oggi comuni o frazioni, si sono sviluppati fra il mwaf8Settecento e l'mwagaOttocento proprio per espansione dei mwageboddeus, riprendendo il nome degli antichi centri medievali scomparsi.
Anche l'mwagcarcipelago del Sulcis fu ripopolato con la nascita, nei pressi delle rovine dell'antica Sulki, di mwaggSant'Antioco, sviluppatasi attorno alla mwagkbasilica di epoca bizantina dedicata al mwagosanto eponimo dell'isola, e di mwagsCarloforte (mwagw1738) e mwag0Calasetta (mwag41770), popolate dai profughi mwag8liguri provenienti dall'isolotto di mwahaTabarka, in mwaheTunisia.
L'urbanizzazione nel 1839
Una documentazione storica della realtà degli insediamenti sparsi del Sulcis nella prima metà dell'Ottocento è stata fornita da padre mwahcVittorio Angius, nell'ambito della sua collaborazione allo sviluppo dell'opera dell'abate mwahgGoffredo Casalis, il mwahkDizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna. Secondo l'Angius, il territorio del Sulcis era pressoché deserto fino alla seconda metà del XVIII secolo e l'esercizio dell'attività agricola e pastorale era associato ad una forma di nomadismo stagionale:
«Sino dopo i due terzi del secolo scorso era nelle amplissime regioni del Sulcis il silenzio del deserto. Gli ecclesiensi (iglesienti) uscivano nel tempo della seminazione e della messe, e fatti i lavori tornavano in città, ed ivi languivano tutto il tempo nell'ozio. Anche i pastori poiché era cessata l'opera del lattificio se ne ritornavano nel paese lasciando alla custodia delle greggie e degli armenti i figli o i servi.»
(Vittorio Angius (1841)cite-ref-angius-18-0[18].)
L'assenza di presidi nelle campagne era causa di instabilità sociale. Secondo l'Angius, la necessità di assicurare un miglior controllo del territorio, da parte degli agricoltori e dei pastori, e la progressiva riduzione della minaccia delle incursioni barbaresche crearono le condizioni per una colonizzazione stabile con la costruzione dei mwaiefurriadroxius. La domanda, da parte della popolazione, della presenza della Chiesa nel territorio spinse il governo piemontese a intercedere presso il vescovo di Iglesias per l'invio di sacerdoti nel Sulcis. Ciò creò le condizioni per lo sviluppo dei mwaiiboddeus con una struttura sociale amministrata, in prima istanza, dalla figura del cappellano.
«I
boddèus
o
oddèus
sono una riunione di varie cascine (
furriadorgius
) presso una chiesa, dove abita un cappellano. In essi è stabilito un così detto capo-saltuario che sovraintende temporariamente alla giustizia sino a fare il dovuto rapporto al giudice del mandamento: al medesimo spetta d'invigilare per il buon ordine, ed è attribuita una certa autorità ne' casi urgenti.»
(Vittorio Angius (1841)cite-ref-angius-18-1[18])
Il rapporto dell'Angius (1841) offre una fotografia abbastanza dettagliata anche in termini numerici, riferita alla fine degli mwaikanni quaranta del secolo, per quanto mancassero riferimenti precisi relativi agli insediamenti minori. Nella sua trattazione, l'Angius suddivide il territorio del Sulcis-Iglesiente in quattro aree geografiche: il "Ciserro", corrispondente all'Iglesiente, il "Sulci proprio", corrispondente al territorio pianeggiante e collinare compreso fra la piana di Santadi e il Golfo di Palmas, il "Sulci occidentale", comprendente le isole di mwaioSant'Antioco e mwaisSan Pietro, il "Sulci meridionale", comprendente il territorio teuladino.
Il "Sulci proprio"cite-ref-19[19] aveva una superficie agricola di circa 266mwaju 000 mwajystarelli. L'Angius riporta i dati demografici dei nove principali mwajcboddeus, con una popolazione complessiva di poco più di mwajg8 000 abitanti: mwajkMasainas (1806), mwajoNarcao (1386), mwajsSantadi (1262), mwajwNugis (1036), mwaj0Suergiucite-ref-20[20] (850), mwakiTratalias (741), mwakmVillaperuccio (428), mwakqVillariuscite-ref-21[21] (283), mwakkPalmascite-ref-suergiu-22-0[22] (235). Di questi insediamenti, secondo l'Angius, solo Tratalias aveva la connotazione di un vero e proprio paesello. Angius menziona, inoltre, diversi mwak4boddeus minori, definiti "di seconda e terza classe", che sarebbero stati suscettibili di espansione per trasformarsi in villaggi veri e propri. Alcuni di questi sono oggi comuni (mwak8Giba, mwalaPerdaxius, mwalePiscinas) o frazioni più o meno importanti di comuni sulcitani (mwaliBarbusi, mwalmFlumentepido, mwalqSiraicite-ref-carbonia-23-0[23], mwalkMozzaccarra, mwaloSirri e Cannascite-ref-suergiu-22-1[22], mwamaTerraseo e Pesuscite-ref-narcao-24-0[24], ecc.). Il territorio era presentato come un complesso di pianure fertili, sfruttate per la coltivazione del mwamygrano, dell'mwamcorzo, dei mwamglegumi e del mwamklino, mentre la mwamoviticoltura e la mwamsfrutticoltura avevano carattere di marginalità. Gli allevamenti contavano circa 3000 mwamwbovini, 3000 mwam0equini, 16000 mwam4ovini, 8000 mwam8caprini, 5000 mwanasuini. Un aspetto negativo evidenziato dall'Angius consisteva nella scarsa salubrità della fascia costiera, per la presenza di stagni e paludi, causa di febbri e intossicazioni.
Il "Sulci meridionale"cite-ref-25[25] aveva una superficie agricola di 321mwany 000 starelli, in parte dislocata su territorio montano. La popolazione nel 1839 ammontava a meno di mwanc2 400 abitanti, ripartita fra la borgata di mwangTeulada (1950) e i "salti", le campagne (415). Pur presentando affinità con la popolazione del "Sulci proprio", quella del Sulci meridionale mostrava, secondo l'Angius, i segni di una condizione di isolamento geografico. L'agricoltura risentiva della condizione di minore fertilità del terreno e i seminativi erano destinati, nell'ordine, alla coltivazione del grano, dell'orzo, delle leguminose e del lino. La viticoltura aveva, anche in questo territorio, carattere di marginalità sia per la limitata diffusione sia per la scarsa qualità del vino. L'allevamento contava 750 capi bovini, 160 cavalli, 360 asini, 6000 ovini, 10000 caprini e 3200 suini. L'aspetto negativo evidenziato dall'Angius era la condizione di isolamento dei teuladini e indicava, come possibile via di sviluppo, la dislocazione degli insediamenti nei principali siti costieri e nella piana di mwankArresi.
Il "Sulci occidentale"cite-ref-26[26] aveva una superficie agricola di minore estensione, ammontante a circa 83mwan8 000 starelli. A fronte della minore potenzialità produttiva, la popolazione era decisamente più consistente, con un totale di circa mwaoa7 000 abitanti, distribuiti fra i centri di mwaoeCarloforte (3355), mwaoiSant'Antioco (2843), mwaomCalaseta (469) e le campagne (397). Di particolare importanza la differenziazione linguistica e culturale fra le due comunità delle isole: quella prettamente sarda di Sant'Antioco, affine alle comunità del resto del Sulcis, e quella mwaoqtabarchina di Calasetta e Carloforte.
L'agricoltura risentiva della limitata superficie utilizzabile, tuttavia poteva essere implementata con il ricorso ai miglioramenti fondiari. Di particolare interesse, secondo l'Angius, era la vocazione alla viticoltura per la prosperità delle vigne e la qualità del vino. L'allevamento, in gran parte dislocato nell'isola di Sant'Antioco, contava 2100 capi bovini, 250 cavalli e 10000 ovini. Di particolare importanza era il settore della pesca, la risorsa primaria della comunità carlofortina.
Dal Novecento ad oggi
Dopo la ricolonizzazione, il Sulcis è stato interessato da alcuni importanti fenomeni che hanno interferito con il tessuto socioeconomico della regione, conservando tuttavia la vocazione fondamentalmente agropastorale in una parte del territorio. Il processo di maggiore importanza si sviluppa nei primi decenni del mwapyXX secolo, con la scoperta dei giacimenti carboniferi del Sulcis. Lo sviluppo dell'industria estrattiva porterà negli mwapcanni trenta alla costruzione, nei pressi del preesistente centro di mwapgSerbariu, della città di mwapkCarbonia (e dei borghi satellite di mwapoCortoghiana e mwapsBacu Abis) destinata a diventare il polo urbano di maggiore importanza, con Iglesias, in tutta la Sardegna sudoccidentale. La crisi che colpì le miniere sulcitane nel mwapwsecondo dopoguerra portò, negli anni tra il mwap01969 ed il mwap41972, allo sviluppò del polo industriale di mwap8Portovesme.
Nel corso di un secolo e mezzo, la bonifica dei litorali, la realizzazione delle infrastrutture, l'mwaquindustrializzazione del territorio nord-occidentale del Sulcis, lo sviluppo del settore terziario e, per ultimo, del turismo, hanno reso variegata la struttura socioeconomica della regione e non facilmente caratterizzabile a causa della connotazione a mosaico. L'area occidentale, che si identifica con i poli di Carbonia e San Giovanni Suergiu ha visto una marcata urbanizzazione e lo sviluppo di un sistema economico fortemente integrato fra i diversi settori, pur conservando anche quello agricolo e zootecnico.
L'area interna, che si estende dai territori di Narcao, Nuxis e Santadi fino a quelli di Masainas, Sant'Anna Arresi e Teulada ha mantenuto più consolidata la vocazione agricola e zootecnica. Gli antichi mwaqcboddeus ottocenteschi si sono espansi fino a diventare paesi o cittadine, spesso assorbendo nel processo di urbanizazione i mwaqgfurriadroxius circostanti, di cui rimangono tracce nelle periferie composite di questi centri abitati. Malgrado l'urbanizzazione dei principali mwaqkboddeus, nel Sulcis resta evidente l'antica struttura insediativa di carattere sparso, per la conservazione di un elevato numero di piccole frazioni disperse nei territori comunali, con un numero di abitanti variabile da poche decine a diverse centinaia.
Territorio
Il Sulcis viene suddiviso in due zone: la parte settentrionale, più popolata e meno vasta denominata Alto Sulcis (costituito dall'omonimo bacino carbonifero e dall'arcipelago sulcitano con le isole di Sant'Antioco e di San Pietro); e la parte meridionale, meno abitata con un territorio un po' più grande definita come Basso Sulcis. L'Alto Sulcis ha come centro territoriale la città di Carbonia e comprende i seguenti otto comuni: Calasetta, Carbonia, Carloforte, Narcao, Perdaxius, Portoscuso, San Giovanni Suergiu e Sant'Antioco. Il Basso Sulcis non ha un centro territoriale vero e proprio e comprende i seguenti 10 comuni: Domus de Maria, Giba, Masainas, Nuxis, Piscinas, Santadi, Sant'Anna Arresi, Tratalias, Villaperuccio e Teulada.
Tutti i comuni sono compresi nella mwaq0provincia del Sulcis Iglesiente.
Comuni e Suddivisione territoriale
| Pos. | Stemma | Comune di | Popolazione (ab) | Superficie (km²) | Densità (ab/km²) | Altitudine ( m s.l.m. ) | Reddito pro capite 2020 [ 27 ] |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1º | | Carbonia | 29.846 | 145,63 | 204,94 | 111 | 17.379 |
| 2º | | Sant'Antioco (in sardo Santu Antiogu ) | 11.736 | 115,59 | 101,48 | 20 | 15.269 |
| 3º | | Carloforte (in tabarchino U Pàize ) | 6.448 | 50,24 | 128,48 | 10 | 17.869 |
| 4º | | San Giovanni Suergiu (in sardo Santu Juanni Sruexu ) | 6.033 | 70,63 | 85,57 | 16 | 15.131 |
| 5º | | Portoscuso (in sardo Portescùsi ) | 5.286 | 39,06 | 138,04 | 6 | 18.717 |
| 6º | | Narcao (in sardo Narcau ) | 3.396 | 85,96 | 39,15 | 127 | 14.766 |
| 7º | | Calasetta (in tabarchino Câdesédda ) | 2.921 | 30,98 | 92,00 | 9 | 15.350 |
| 8º | | Perdaxius | 1.474 | 29,55 | 49,58 | 114 | 13.122 |
| | 8 Comuni | Alto Sulcis | 67.140 | 567,64 | 118,27 | 44 | |
| 1º | | Teulada | 3.818 | 245,59 | 16,24 | 50 | 14.270 |
| 2º | | Santadi | 3.636 | 115,59 | 32,59 | 140 | 13.428 |
| 3º | | Sant'Anna Arresi | 2.695 | 36,69 | 70,40 | 77 | 13.481 |
| 4º | | Giba | 2.140 | 34,65 | 61,88 | 59 | 13.065 |
| 5º | | Nuxis | 1.697 | 61,46 | 27,71 | 160 | 14.117 |
| 6º | | Domus de Maria | 1.545 | 96,78 | 15,96 | 66 | 15.075 |
| 7º | | Masainas | 1.366 | 22,00 | 66,00 | 57 | 12.115 |
| 8º | | Tratalias | 1.108 | 30,96 | 36,21 | 17 | 13.604 |
| 9º | | Villaperuccio (in sardo Sa Baronìa ) | 1.100 | 36,30 | 30,77 | 62 | 13.686 |
| 10º | | Piscinas | 851 | 14,00 | 63,29 | 70 | 12.135 |
| | 10 Comuni | Basso Sulcis | 19.956 | 694,02 | 28,75 | | |
| | 18 Comuni | Sulcis | 87.096 | 1.261,66 | 69,27 | | |
Fiumi
Da nord a sud i corsi d'acqua del Sulcis, che hanno tutti carattere torrentizio, sono i seguenti:
• Rio Perdàias (Comune di Portoscuso)
• Rio Flumentepido (comuni di Carbonia e di Portoscuso)
• Rio Troncia (comuni di Carbonia e di Portoscuso)
• Rio Macquarba (Comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
• Rio Santu Milanu o San Gemiliano (comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
• Rio Tupei (comuni di Calasetta e di Sant'Antioco)
• Rio Palmas (comuni di San Giovanni Suergiu e di Tratalias)
• Rio Monte S'Orcu (comuni di Perdaxius e di Tratalias)
• Rio Mannu (comuni di Narcao e di Villaperuccio)
• Rio Tatinu (comuni di Nuxis e di Villaperuccio)
• Rio Santadi (comuni di Santadi e di Villaperuccio)
• Rio Siriddi (Comune di Santadi)
• Rio Piscinas (comuni di Giba e di Piscinas)
Orografia
Da nord a sud i monti del Sulcis, che hanno quasi tutti carattere collinare, sono i seguenti:
• Monte Corona Maria mwbbg204 m (Comune di Gonnesa)
• Monte Santu Miai mwbbo614 m (comuni di Iglesias, di Villamassargia e di Narcao)
• Punta de Scarleddu e/o Arcu su Filiximwbbw m.616mwbb0 m (comuni di Villamassargia e di Narcao)
• Monte Rosas mwbb8609 m (comuni di Villamassargia e Narcao)
• Monte Orri mwbce723 m (comuni di Siliqua e Narcao)
• Monte Guardia dei Mori mwbcm211 m (Comune di Carloforte)
• Monte Ravenna mwbcu192 m (Comune di Carloforte)
• Monte Sirai mwbcc190 m (Comune di Carbonia)
• Monte Tasua mwbck454 m (Comune di Carbonia)
• Perda Asua de Pari mwbcs101 m (comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
• Monte San Giovanni mwbc0332 m (comuni di Carbonia e di San Giovanni Suergiu)
• Monte San Michele Arenas mwbc8492 m (Comune di Carbonia)
• Monte Narcao mwbde481 m (comuni di Narcao e di Villaperuccio)
• Monte Nieddu mwbdm1041 m (Comune di Nuxis)
• Punta Rocca Steria mwbdu1009 m (Comune di Nuxis)
• Monte Is Caravius mwbdc1116 m (Comune di Nuxis)
• Monte Sa Mirra mwbdk1087 m (Comune di Nuxis)
• Sa Scrocca Manna mwbds142 m (Comune di Sant'Antioco)
• Perdas de Is Ominis mwbd0232 m (Comune di Sant'Antioco)
• Perdas de Fogu mwbd8271 m (Comune di Sant'Antioco)
• Punta Maxia mwbee1017 m (Comune di Santadi)
• Punta Sebera mwbem979 m (Comune di Santadi e di Teulada)
• Punta Orgiu Trudu mwbeu557 m (Comune di Santadi e di Teulada)
• Monte Cogotis mwbec438 m (Comune di Teulada)
• Monte Culurgioni mwbek443 m (Comune di Teulada)
• Monte Perdaia mwbes437 m (Comune di Teulada)
• Monte Arbus mwbe0195 m (Comune di Teulada)
• Monte S'Impeddau mwbe8267 m (Comune di Teulada)
• Monte Lapanu mwbfe319 m (Comune di Teulada)
• Monte Perdaia mwbfm437 m (Comune di Teulada)
• Monte Orbai mwbfu688 m (Comune di Teulada)
• Monte Maria mwbfc477 m (comuni di Domus de Maria e di Teulada)
• Monte Spinosa mwbfk682 m (Comune di Domus de Maria)
• Monte Is Crabus mwbfs576 m (Comune di Domus de Maria)
• Monte Filau mwbf0363 m (Comune di Domus de Maria)
Economia
Dal punto di vista economico l'Alto Sulcis ebbe nel recente passato un'economia prevalentemente mineraria, oggi ha un'economia basata su attività dei servizi e del mwbgqterziario con diverse piccole imprese turistiche, agro-pastorali e della pesca. Nel Basso Sulcis l'economia si basa invece prevalentemente sulle attività di tipo agro-pastorale, sebbene siano diffusi anche la pesca e il turismo.
Note
cite-note-11. ↑ mwbgsFrancesco Corona, mwbgwmwbg0Dizionario dei comuni della Sardegna (mwbg4mwbg8PDF), Dessì, 1898, pp.mwbha X. mwbheURL consultato il 22 maggio 2010 mwbhi(archiviato dall'mwbhmurl originale il 4 gennaio 2014).
cite-note-deagostini-33. ↑ mwbh0mwbh4mwbh8Sulcis (regione), su mwbiaSapere.it, De Agostini. mwbieURL consultato il 5 luglio 2010.
cite-note-44. ↑ mwbiumwbiyTouring Club Italiano, mwbicmwbigLa Costa del Sud e le isole del Sulcis, su mwbiktouringclub.com. mwbioURL consultato il 27 luglio 2010.
cite-note-carmignani-55. ↑ mwbi4mwbi8Carmignani et al. (1996).
cite-note-66. ↑ mwbjmmwbjqmwbjuScavi – Carlo Lugliè, su mwbjypeople.unica.it. mwbjcURL consultato il 13 settembre 2016.
cite-note-77. ↑ mwbjsmwbjwmwbj0Anthroponet, La cultura di Bonnanaro, su mwbj4anthroponet.it. mwbj8URL consultato il 7 gennaio 2017 mwbka(archiviato dall'mwbkeurl originale il 20 novembre 2020).
cite-note-88. ↑ mwbkumwbkymwbkcLa romanizzazione del Sulcis-Iglesiente. Contributo allo studio delle fasi di acculturazione attraverso l’analisi delle testimonianze d’età romana, su mwbkgojs.unica.it. mwbkkURL consultato il 19 gennaio 2024.
cite-note-diociglesias-99. ↑ mwbk8mwblaProfilo storico della diocesi, Diocesi di Iglesias.
cite-note-tratalias-1010. ↑ mwblqmwblumwblyOrigini e storia di Tratalias, in mwblcmwblgComune di Tratalias. mwblkURL consultato il 10 luglio 2012.
cite-note-sanna1-1-1111. ↑ mwbl0mwbl4Sanna e Scanu,mwbl8 pp. 3-12.
cite-note-1212. ↑ Sandro Petrucci, mwbmmRe in Sardegna, a Pisa cittadini, Cappelli editore, 1988.
cite-note-stor-1313. ↑ mwbm0mwbm4mwbm8Il contesto storico, su mwbnasardegna.beniculturali.it.
cite-note-1414. ↑ Carlo Livi, mwbnqSardi in schiavitù nei secoli XII-XV, 2002, p.101.
cite-note-tangheroni-1515. ↑ mwbnoMarco Tangheroni, mwbnsLa città dell'argento p. 401-402.
cite-note-sanna1-2-1717. ↑ mwboumwboySanna e Scanu,mwboc pp. 14-32.
cite-note-2020. ↑ Il principale nucleo storico da cui è originata l'odierna mwbpkSan Giovanni Suergiu.
cite-note-suergiu-2222. ↑ Frazioni di mwbqmSan Giovanni Suergiu.
cite-note-271. mwbrsmwbrwmwbr0Italia sempre più disuguale. Solo il 5% guadagna più di 55mila euro. La mappa interattiva di Intwig dei redditi Comune per Comune, su mwbr4infodata.ilsole24ore.com. mwbr8URL consultato il 24 ottobre 2023.
Bibliografia
• citerefangiusVittorio Angius, Geografia, storia e statistica dell'isola di Sardegna, in Goffredo Casalis (a cura di), Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, XVIII bis-ter-quater, Torino, Maspero, 1849-1853.
• mwbsqManlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei comuni della Sardegna, 5 (S-Z), Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X. URL consultato l'11 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 22 gennaio 2021).
• citerefflorisFrancesco Floris (a cura di), Grande enciclopedia della Sardegna (PDF), vol. 9, Sassari, Editoriale La Nuova Sardegna, 2007 (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2012).
• citerefsanna-e-scanuAntonello Sanna e Gian Pietro Scanu, I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna. Il Sulcis e l'Iglesiente. L'edilizia diffusa e i paesi, I.T.A.C.A, 2009, pp. 1-277, ISBN 978-88-496-2461-8.
Voci correlate
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikivoyage
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Sulcis
• Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Sulcis
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itSulcis, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaRaffaella Luisa Papocchia, SULCIS, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
• citerefsapere-itSulcis (regione), su sapere.it, De Agostini.